martedì 8 gennaio 2019

La partecipazione ad esercizi di gruppo dopo la ricostruzione del legamento crociato anteriore (ACLR) è percepita come influenza dei fattori psicosociali e di una ripresa di successo: uno studio qualitativo focus-group



ENGLISH ABSTRACT

Obiettivi
per esplorare le esperienze dei pazienti nel partecipare a esercizi di gruppo dopo la ricostruzione del legamento crociato anteriore (ACLR).

Design
Studio qualitativo fenomenologico di Hermaneutic su due focus group.

Ambientazione

assistenza ambulatoriale, centro di riabilitazione privato.

I partecipanti
Nove adulti che avevano partecipato a un gruppo di esercizi guidati da un fisioterapista dopo ACLR.
Risultati
Tre principali temi emersi dai dati: fattori psicosociali, risultati fisici e identità degli esercizi di gruppo  La percezione più significativa del coinvolgimento in un gruppo per lo svolgimento di esercizi dopo ACLR è stata la sua influenza sui fattori psicosociali, in particolare la motivazione, la fiducia in se stessi, il sostegno sociale. Il gruppo ha influenzato la motivazione, il divertimento e l'impegno dei partecipanti nell'esercitare durante la loro riabilitazione. Il sostegno sociale, la fiducia in se stessi e la rassicurazione sono stati in gran parte acquisiti. I partecipanti che hanno preso parte allo sport hanno vissuto il gruppo ACLR come sostituto degli allenamenti sportivi. Il gruppo è stato percepito come un aiuto per migliorare la velocità di recupero e facilitare il ritorno alla vita normale, specialmente per i partecipanti con una motivazione inferiore e aderenza agli esercizi a casa. Abbiamo interpretato che i miglioramenti dei risultati fisici soggettivi descritti da tutti i partecipanti erano potenzialmente un aumento del livello di autoefficacia.

È stato evidenziato il ruolo stimolante del fisioterapista e la promozione della responsabilità condivisa tra i pazienti e il leader del gruppo. L'identità del gruppo di esercitazione è stata messa in discussione nell'ambito del processo di riabilitazione e è stata suggerita la necessità di una maggiore conoscenza della sua esistenza al fine di promuovere la terapia gli esercizi in gruppo.

Conclusione
La partecipazione a una terapia  di esercizi di gruppo influenza fattori psicosociali come la motivazione, la fiducia in se stessi, il supporto sociale, potenzialmente l'auto-efficacia e aiuta a migliorare un recupero di successo più rapido dopo ACLR. I nostri risultati indicano che i partecipanti con un livello inferiore di aderenza agli esercizi casalinghi possono trarne beneficio in particolare.

lunedì 7 gennaio 2019

RECUPERO COGNITIVO E MOTORIO E RISULTATI PREDITTORI NEL LUNGO TERMINE IN PAZIENTI CON TRAUMA CRANICO.




OBIETTIVO
Esplorare le tipologie di recupero cognitivo e motorio in quattro fasi, dall’ammissione a nove mesi dopo la dimissione dalla riabilitazione ospedaliera e investigare l’associazione con i fattori terapeutici e le condizioni prima e dopo le dimissioni con risultati a lungo termine.

DESIGN
Analisi secondaria di banca dati sul trauma cranico con Evidence-Based-Practice

AMBIENTE
Riabilitazione ospedaliera in Ontario, Canada.

PARTECIPANTI
Un totale di 85 pazienti con trauma cranico ammessi in riabilitazione ospedaliera tra il 2008 e il 2011 con dati disponibili fino a nove mesi di controlli periodici.

MISURA PRINCIPALE PER IL RISULTATO
Punteggio cognitivo e motorio della Functional Independence Measure (FIM) con analisi di Rasch all’ammissione, dimissione, a tre e a nove mesi dopo le dimissioni.

RISULTATI
Il recupero cognitivo e motorio ha mostrato delle tipologie simili di miglioramento con recupero fino a tre mesi ma nessun cambiamento significativo dai tre mesi ai nove mesi. Avere meno condizioni sanitarie dopo la dimissione è stato associato ad un miglior punteggio nel cognitivo nel lungo termine (95% intervallo di confidenza -13.06, -1.2) e aggiunto 9.9% al potere esplicativo del modello. Nel complesso, più tempo per le attività di terapia occupazionale (95% intervallo di confidenza .02, .09) e minori condizioni sanitare dopo le dimissioni (95% intervallo di confidenza -19.5, -3.😎 sono stati predittori significativi per una migliore funzione motoria nel lungo termine, aggiunto rispettivamente 14.3% e 7.2% al potere esplicativo del modello.

CONCLUSIONI
I risultati di questo studio informano i professionisti sanitari riguardo l’influenza che il tempismo ha nella riabilitazione ospedaliera nel recupero cognitivo e motorio. In aggiunta, sottolinea l’importanza nel rendere i pazienti e i famigliari consapevoli delle condizioni di salute residue dopo le dimissioni dalla riabilitazione ospedaliera.

Esiti del trattamento chirurgico per fratture da stress tibiali anteriori negli atleti: una revisione sistematica.


English Abstract 

Contesto Sebbene la maggior parte delle fratture da stress tibiali anteriori guariscano con trattamento incruento, alcuni potrebbero necessitare di essere gestite chirurgicamente. Che si sappia, ad oggi non è stata condotta nessuna revisione sistematica riguardo alle strategie di trattamento chirurgico per la gestione delle fratture da stress tibiali anteriori croniche da cui possano essere tratte conclusioni generali in merito al trattamento ottimale in atleti di alto livello.

Obiettivo Questa revisione systematica è stata condotta per valutare gli esiti chirurgici delle fratture da stress tibiali anteriori in atleti di alto livello.

Disegno di studio Revisione sistematica;

Livello di evidenza, 4.

Metodi Nel febbraio 2017, è stata effettuata una revisione sistematica nelle banche dati di PubMed, MEDLINE, Cochrane, SPORTDiscus e CINAHL per identificare gli studi che riportassero gli esiti chirurgici delle fratture da stress tibiali anteriori. Sono stati esaminati gli articoli che corrispondevano con i criteri di inclusione e sono state documentate le misure di esito riportate.

Risultati Sono stati inclusi in questa revisione un totale di 12 studi, pubblicati tra il 1984 e uk 2015, che riportavano gli esiti chirurgici delle fratture da stress tibiali anteriori. Tutti gli studi erano dei case series retrospettivi. Complessivamente sono stati valutati gli esiti chirurgici di 115 pazienti (74 maschi; 41 femmine) con 123 fratture. La media complessiva dei follow-up è stata di 23,3 mesi. Il metodo di trattamento chirurgico più comunemente riportato in letteratura è stato l’utilizzo di placca in compressione (n=52) seguito dall’utilizzo di viti (n=33). La risoluzione dei sintomi è stata ottenuta in 108 deelle 123 fratture trattate chirurgicamente (87,8%). Sono state riportate complicanze in 32 casi, per una percentuale complessiva del 27,8%. Fratture tibiali successive sono state riportate in 8 pazienti (7,0%). Inoltre, un totale di 17 pazienti (14,8%) ha dovuto subire un nuovo intervento chirurgico. In seguito al trattamento chirurgico della frattura da stress tibiale anteriore, il 94,7% dei pazienti è stato in grado di ritornare a praticare sport.

Conclusioni La letteratura disponibile indica che il trattamento chirurgico della frattura da stress tibiale anteriore è associato a un’alta percentuale di risoluzione dei sintomi e di ritorno allo sport negli atleti, sebbene l’alta percentuale di complicazioni e la potenziale necessità di ulteriori interventi sono considerazioni importanti per chirurghi e pazienti.

sabato 5 gennaio 2019

Prepararsi alla mezza maratona: l’associazione tra cambiamenti nella distanza percorsa settimanalmente e gli infortuni correlati alla corsa – è importante la programmazione della corsa?




Disegno di studio Studio di coorte prospettico con un periodo di studio di 14 settimane. 

Contesto Cambiamenti improvvisi nel carico di allenamento sembrerebbero giovare un ruolo chiave nello sviluppo di infortuni correlati alla corsa (RRI). Dal momento che il meccanismo di infortunio dipende anche dalla capacità di carico muscolo-scheletrica del corridore, il programma di corsa intrapreso prima del cambiamento improvviso potrebbe influire sulla quantità di cambiamento che un corridore è in grado di tollerare ed evitare di porre il corridore stesso a rischio di RRI. 

Obiettivi Indagare l’associazione tra cambiamenti nelle distanze percorse settimanalmente e RRI, ed esaminare se quest’associazione è modificata dal tipo di programma di corsa programmato. Metodi È stata considerata una coorte di 261 corridori sani non infortunati. I dati sull’attività di corsa sono stati raccolti in maniera obiettiva giornalmente utilizzando uno smarphone o un orologio Global-Positioning System. Gli RRIs sono stati registrati utilizzando questionari settimanali via email. I dati primari rigurdavano i cambiamenti nelle distanze settimanali percorse. I dati sono stati analizzati con modelli tempo-evento che hanno prodotto una differenza di rischio cumulativo (RD) come indice dell’associazione. 

Risultati Un totale di 56 partecipanti (21,5%) ha subito un RRI durante il periodo di studio di 14 settimane. Dopo 21 giorni dall’inizio del periodo di studio, una quantità significativamente maggiore di corridori ha subito infortuni quando ha incrementato la distanza di corsa settimanale tra il 20%-60% rispetto a quelli che hanno incrementato del ≤20% (95% CI: 0.9%, 44.3%); p=0.041). Non è stata riscontrata nessuna differenza significativa dopo 56 e 98 giorni. Non è stata trovata nessuna modificazione di misura-effetto significativa del programma di corsa. 

Conclusioni Una quantità significativamente maggiore di corridori ha subito infortuni dopo 21 giorni dall’inizio del periodo di studio quando ha incrementato la distanza di corsa settimanale tra il 20%-60% rispetto a quelli che hanno incrementato di meno del 20%.

L’esercizio in posizione supina è associato a risultati avversi per la gestazione del feto? Una review sistematica.




OBIETTIVI: Le preoccupazioni teoretiche riguardanti la posizione supina a riposo dovute dall’utero gravido che ostruisce il flusso dell’aorta e della vena cava che potrebbe influire con il flusso sanguigno uterino (Uterine Blood Flow – UBF) al feto e al ritorno venoso materno.
DESIGN: Review sistematica. FONTI DEI DATI: Database online fino all’11 dicembre 2017.
METODO: Partecipanti idonee (donne incinte senza controindicazioni all’esercizio fisico), intervento (frequenza, intensità, durata, volume o tipologia dell’esercizio supino), confronto (assenza di esercizio o esercizio svolto in posizione di riposo laterale sinistra, postura eretta o altri esercizi in posizione supina), risultati (potenziali effetti avversi sulla pressione sanguigna materna, gittata cardiaca, frequenza cardiaca, saturazione, movimenti fetali, flusso sanguigno uterino, frequenza cardiaca fetale; eventi avversi come bradicardia, sottopeso alla nascita, restrizione della crescita intrauterina, mortalità perinatale e altri eventi avversi come documentanti dagli autori dello studio), e design di studio (eccetto i casi studio o le revisioni), pubblicato in Inglese, Spagnolo, Francese o Portoghese.
RISULTATI: Sono stati inclusi sette studi (n=1759). Tre studi randomizzati controllati presentano risultati con evidenza qualitativa “molto bassa” a “bassa” e non hanno indicato associazioni tra interventi con esercizio supervisionato che includeva esercizio in posizione supina e sottopeso alla nascita confrontato con l’assenza di esercizio. Un’evidenza qualitativa “molto bassa” a “bassa” è stata riscontrata in quattro studi osservazionali che non hanno mostrato eventi avversi nella madre; tuttavia, sono stati riscontrati (così come definiti dagli autori dello studio), dei pattern anomali nella frequenza cardiaca fetale in 20 su 65 feti (31%) durante la singola sessione dell’esercizio in posizione supina. Il flusso sanguigno uterino nelle donne è diminuito (13%) durante lo spostamento dalla posizione di riposo laterale sinistra all’esercizio dinamico in posizione supina.
CONCLUSIONI: L’evidenza riscontrata non è sufficiente nel constatare se l’esercizio in gravidanza in posizione supina sia sicuro o se debba essere evitato.

giovedì 3 gennaio 2019

L'associazione tra il passaggio dei criteri di ritorno allo sport e il secondo rischio di lesione del legamento crociato anteriore: una revisione sistematica con meta-analisi.



Revisione sistematica con meta-analisi.

Non c'è consenso sui componenti del test di ritorno allo sport (RTS) dopo la ricostruzione del legamento crociato anteriore (ACLR) o se il superamento dei criteri RTS può ridurre il rischio di re-infortunio.

Determinare se le decisioni RTS basate su criteri oggettivi sono associate a un minor rischio di una seconda lesione ACL (fallimento dell'innesto o lesione del LCA controlaterale).

Una ricerca di letteratura elettronica è stata condotta in PubMed / MEDLINE, Embase, CINAHL, SPORTDiscus e ProQuest tesi di laurea e Tesi globali utilizzando il vocabolario specifico del database correlato a ACLR e RTS. La qualità dello studio individuale è stata valutata con la lista di controllo Downs and Black modificata e la qualità complessiva delle prove è stata determinata con la scala Grading of Recommendations, Assessment, Development and Evaluation (GRADE). È stata calcolata la differenza di rischio raggruppata (RD) (criteri di RTS passati e non riusciti), la percentuale di incidenza di lesioni e l'accuratezza diagnostica di ciascun criterio RTS.

Quattro studi hanno soddisfatto i criteri di selezione. Complessivamente, il 42,7% (95% IC 18%, 69%) dei pazienti ha superato i criteri RTS, con il 14,4% (IC 95% 8%, 21%) che ha subito un secondo infortunio ACL (rottura dell'innesto o ACL controlaterale). C'è stato un rischio non significativo del 3% in meno di una seconda lesione del LCA dopo aver superato i criteri RTS (RD = -3%, 95% CI -16%, 10%, I2 = 74%, p = .610). Il punteggio GRADE era "evidenza di qualità molto bassa" a causa dell'imprecisione e dell'eterogeneità della stima della RD.

Il superamento dei criteri RTS non ha mostrato un'associazione statisticamente significativa con il rischio di una seconda lesione ACL. La valutazione della qualità dell'evidenza impedisce una conclusione definitiva su questo argomento e presenta opportunità per la ricerca futura.

mercoledì 2 gennaio 2019

Prevedere l'apprendimento della sequenza motoria in soggetti con malattia di Parkinson.




SCENARIO E OBIETTIVO: l’acquisizione di abilità (es. cambiamenti nella performance durante la pratica) avviene in modo non lineare. Ciononostante, l’apprendimento motorio viene tipicamente misurato confrontando momenti temporali diversi. Quindi, le tipiche misurazioni dell’apprendimento motorio non rilevano le caratteristiche dell’acquisizione dell’abilità che potrebbe essere clinicamente significativa. Previsioni affidabili dell’apprendimento di abilità motorie in persone con malattia di Parkinson (PD) permetterebbero ai terapisti di individualizzare più efficacemente le dosi di pratica in modo da adeguarle agli specifici bisogni del paziente. Gli obiettivi di questo studio erano: a) caratterizzare l’acquisizione di abilità posturali in persone con PD, e identificare i fattori (come il tasso di apprendimento e la dose di esercizio per arrivare al plateau) che prevedono l’apprendimento, e b) capire se lo stato del farmaco levodopa (L-dopa) durante l’esercizio influenzava l’apprendimento.

METODI: Ventisei adulti con PD hanno eseguito un compito motorio posturale per 3 giorni, seguito da 2 test di memoria. I partecipanti sono stati scelti casualmente o in fase ON o in fase OFF di L-dopa. I dati per le sequenze casuali e ripetute sono stati analizzati usando appropriate curve non lineari e regressioni con effetti misti. L’apprendimento è stato definito come prova preliminare senza lo svolgimento del test di memoria. 

RISULTATI: I partecipanti con minori difficoltà fisiche hanno dimostrato un minor apprendimento sui compiti di ripetizione e sulle sequenze casuali in confronto ai partecipanti con più difficoltà. I partecipanti che sono migliorati più velocemente durante la pratica hanno dimostrato minor apprendimento sui compiti di sequenze di ripetizione in confronto ai partecipanti che sono migliorati più lentamente. Il raggiungimento del plateau durante l’esercizio non è stato correlato all’apprendimento. La L-dopa non ha pregiudicato l’apprendimento. 

DISCUSSIONE E CONCLUSIONI: Le caratteristiche di acquisizione di abilità sono state legate all’apprendimento di compiti posturali motori. I fattori paziente-specifici, come il tasso di acquisizione di abilità, il livello di funzionalità fisica, e lo stato farmacologico, potrebbero influenzare il modo in cui l’esercizio motorio posturale viene eseguito durante la riabilitazione per l’equilibrio.